1. Perché Lacan sceglie Antigone come figura etica centrale
Lacan sceglie Antigone perché è la figura tragica che porta allo scoperto, nel linguaggio lacaniano, il “cuore dell’etica” (e non il cuore della “morale”, che è in Lacan una questione diversa): ovvero non che cosa è giusto secondo la legge o che cosa è buono secondo i costumi, ma il problema di cosa accade quando un soggetto “non cede sul proprio desiderio”, anche a costo della vita. Antigone è, secondo Lacan, il punto estremo di questa domanda. Proviamo a ‘spiegare’.
2. La situazione tragica
Ricordiamo brevemente il celeberrimo plot della situazione tragica di Antigone, così come la presenta lo stesso Lacan:
“Creonte, re di Tebe, vieta la sepoltura di Polinice perché traditore. Antigone, sorella, trasgredisce la legge per dare sepoltura al fratello. Sa perfettamente che sarà scoperta, che verrà condannata e che per questo morirà. E tuttavia non arretra, non cede sul proprio desiderio.”
Secondo Lacan tuttavia, Antigone, non è una ribelle romantica, poiché Antigone non lotta per cambiare la legge, né fonda una contro-legge o un contro-universo, non cerca consenso (dimensione politica) e non chiede comprensione o compassione. Non dice: “la mia legge è migliore”, ma dice: “Io devo farlo.”
3. Antigone è il desiderio puro
Per Lacan, Antigone incarna il desiderio puro, separato da ogni “bene”, ovvero indipendentemente da qualsiasi valutazione di ciò che ha o può avere valore: l’utile, il futuro, la vita, il riconoscimento o altro ancora. Antigone agisce a partire da un punto irriducibile, che “non può essere simbolizzato del tutto” (ovvero espresso linguisticamente, convenzionalmente, o rappresentato e comunicato in qualche modo, condiviso socialmente, trasformato in ‘norma’ ecc.).
In Lacan, ciò che non può essere completamente simbolizzato è ‘per definizione’ il Reale, ciò che ‘circonda’ la Cosa (das Ding).
4. Antigone e la Cosa
La Cosa in Lacan è un “concetto astrattissimo”, fondamento di tutta la sua psicanalisi. La terminologia è esplicitamente ispirata a Kant: la ben nota “cosa in sé”, il “noumeno“, ciò che può essere pensato ma non conosciuto. La Cosa lacaniana è in particolare ciò che nel desiderio è assoluto, il punto dove il simbolico si arresta, ciò che attira e distrugge. Il Reale, viceversa, è la “ferita indicibile” (in senso traumatico, ma anche con caratterizzazione ‘positiva’), lo ‘squarcio che taglia il linguaggio’, l’illuminazione: in altri termini, tutto ciò che sconvolge lo stato ordinario della propria visione e presenza nel mondo. Il terribile Reale, quindi, è ciò che può condurre al confine con la Cosa (di per sé invece irraggiungibile per l’uomo, in quanto godimento puro, l’infinito, la beatitudine, l’assoluto ecc.).
Per l’Antigone lacaniana la coppia Reale-Cosa è, ad esempio: il legame col fratello morto, il limite sacro del non-sepolto, il punto in cui la legge umana non ha giurisdizione. Non si tratta dunque di un “amore familiare”, di sangue o di affetto: il legame col fratello insepolto è invece il confine reale, assoluto, ovvero non negoziabile, dell’umanità singolare di Antigone di fronte all’abisso impossibile e non-umano della Cosa.
5. Antigone attraversa il limite
Antigone, tuttavia, va oltre il limite dell’ordine umano. Lacan insiste su una parola chiave: ἄτη (áte) – la rovina. Questo “trascendimento” avviene secondo un livello (ontologico) che non è né psicosi né follia, comunque si intendano tali categorie: secondo Lacan, Antigone è infatti lucidissima e del tutto razionale. Nondimeno, ella si colloca oltre la vita sociale e il linguaggio convenzionale, cioè oltre il campo del Simbolico.
Per questo Lacan ricorda ripetutamente che Antigone diventa splendente, “bella” nel senso tragico (più o meno tradizionalmente, “ellenicamente” inteso). La bellezza è in questo contesto il velo che rende visibile l’orrore del desiderio puro (che conduce alla propria morte e autodistruzione), è la ‘bellezza’ del Reale.
6. Reale, Simbolico, Immaginario: dove sta Antigone?
Antigone, propriamente parlando, si trova quindi nel/presso il Reale e vicino alla Cosa: nel punto del non-sepolto, nella morte non simbolizzata e non del tutto simbolizzabile, in quel desiderio che non si media e che al contempo è la radice di ogni cosa. Antigone abbraccia il Reale, senza difese, dirigendosi verso la rovina, oltrepassando l’ordine umano e incontrando la morte.
Il Simbolico è invece, schematicamente, la legge di Creonte, la città, linguaggio politico e giuridico. Antigone si sottrae al Simbolico senza distruggerlo (piuttosto distrugge se stessa): “lo attraversa, lo ignora”, dice Lacan.
L’Immaginario è infine la dimensione dell'”eroina“, la sorella fedele, e tutto l’insieme sentimentale e romanzesco della sua “immagine sublime”. Lacan afferma chiaramente: “l’Immaginario serve a noi”, spettatori, non a lei. Lei “non recita”.
7. Antigone NON è un modello etico da imitare
Lacan non invita ad essere come Antigone, ma ammonisce con disperante severità di non dimenticare che Antigone mostra l’essenza, l’estremo dell’etica, ovvero il punto di non ritorno in cui il desiderio coincide con la distruzione del soggetto.
L’etica (della psicoanalisi e dell’uomo lacaniano) non è pertanto la morale del sacrificio né l’eroismo né il martirio, e neanche un umanesimo che si fondi su valori “creati” o ricostruiti storicamente e socialmente, o su una astratta fiducia in ciò che è ritenuto “umano”. In ogni caso, la celebre formula “Non cedere sul proprio desiderio” va correttamente intesa: è il “non cedere” sapendo che esiste un punto in cui non cedere equivale a ‘morire’. Tale consapevolezza determina la vera libertà.
8. Creonte: il Simbolico (Legge, Società, Umanità) impazzisce – e può impazzire
Creonte non è semplicemente “il cattivo”, ma la Legge che si identifica con se stessa, il Simbolico, il Linguaggio come sistema, che si chiude, non ascolta; l’Altro che si crede completo e autosufficiente, che ‘rimuove’ ogni ambiguità ed errore possibile: l’autoaffermazione identitaria assoluta. Quando la Legge non accetta il limite produce catastrofe e la negazione di sé stessa.
È evidente il legame fortissimo che Lacan pone (esplicitamente) fra Antigone quale metafora del “nodo” Desiderio-Legge e il problema delle istituzioni, della scuola e dell’educazione, degli apparati amministrativi e del cosiddetto “narcisismo istituzionale”.
Antigone lacaniana “oggi” non è la militante né l’attivista, quanto piuttosto la figura che invita a chiedersi incessantemente: dove sta il mio punto di non-negoziabilità? Dove il linguaggio non basta più? Dove il parlare diventa testimonianza o invece è silenzio mascherato e chiacchiera? L’etica non è quindi il Bene, ma il rapporto del soggetto con il suo desiderio là dove il “simbolico” (la legge, il linguaggio, la società, l’umanità) fallisce. L’etica è dunque pericolosa, ma è l’unica cosa reale che possiede l’uomo.
9. Accostarsi a Lacan: riferimenti di base
Per accostarsi all’oscuro discorso di Lacan L’Oscuro, sarebbe opportuno navigare intorno a qualcuno di questi temi e/o autori: Amor cortese e stilnovo, Dante, Petrarca, Kant, Hegel, Marx, Freud, Nietzsche, Proust, Kafka, Heidegger e Sartre (limitandoci agli autori e/o temi “scolastici”, che vengono peraltro citati e interpretati da Lacan in Etica della psicoanalisi e altrove). E, naturalmente, sarebbe bene leggere l’Antigone di Sofocle. Opere e video su Lacan dello studioso psicanalista Recalcati rimangono utili e comprensibili.
APPENDICE.
Chi è Lacan
Jacques Lacan (1901-1981) è stato uno psichiatra e psicoanalista francese la cui opera ha segnato una svolta radicale nel pensiero del Novecento. È stato spesso definito il “Picasso della psicoanalisi” per il suo stile magistrale, provocatorio e innovativo. Il cuore del suo insegnamento risiede in un rigoroso “ritorno a Freud“, con l’obiettivo di recuperare la portata sovversiva della scoperta dell’inconscio, strappandola alle derive puramente “adattive” o “performative” della psicologia americana del Secondo Dopoguerra, e a quelle “New Age”, junghiane o pseudo-junghiane, antropologiche e/o basate su immaginari mitico-archetipici.
L’insegnamento di Lacan si è articolato per oltre venticinque anni (1953-1979) attraverso il celebre Seminario. Le sue radici affondano in diversi ambiti del sapere: la psicoanalisi freudiana; la linguistica: è lui che introduce l’idea, che sarà detta “strutturalista”, secondo cui “l’inconscio è strutturato come un linguaggio” e la linguistica è la scienza atta a indicare ciò che è proprio del soggetto; la filosofia e la letteratura: Lacan dialoga costantemente con i “grandi” del pensiero, da Aristotele e Platone fino a figure come Dante Alighieri, che egli considerava un vero e proprio “veggente” capace di anticipare la psicoanalisi sul “cammino della parola”.
Lacan ha introdotto strumenti concettuali che hanno influenzato, talora “sottotraccia”, la filosofia, l’arte, le dottrine socio-politiche e la clinica contemporanea. Fra i molti strumenti, vale la pena ricordare almeno la sua dottrina dei tre Registri (RSI). Egli sostiene che l’esperienza umana sia costituita dall’ “annodamento” di tre dimensioni: il Reale (l’impossibile da dire), il Simbolico (il linguaggio) e l’Immaginario (le immagini e l’io). Attraverso tale “dottrina” (peraltro difficile e oscura, suscettibile di diverse interpretazioni e dei più diversi “usi”), Lacan definisce l’etica della psicoanalisi quale essenza della pratica e della teoria analitica e cuore dell’agire umano in generale. Lacan sposta, in modo definitivo, l’etica umana dal piano della morale “tradizionale” a quello responsabilità soggettiva, individuando, quale unica possibile colpa per l’uomo, il “cedere sul proprio desiderio”.
L’impatto di Lacan va dunque ben oltre la stanza dell’analisi, influenzando (in Italia), fra gli altri, filosofi come Giorgio Agamben, drammaturghi come Carmelo Bene, poeti come Zanzotto e Caproni: tutti hanno utilizzato, almeno in parte e in modi diversi, le lenti lacaniane per rileggere i classici e, al tempo stesso, la struttura stessa della società.
Oggi, su un piano strettamente professionale e terapeutico, l’orientamento lacaniano è considerato importante per trattare i “nuovi sintomi” della modernità (come l’anoressia, le dipendenze e gli attacchi di panico), in quanto pone in primo piano il problema della restituzione della parola al soggetto, in un’epoca dominata dal controllo cognitivo e tecnologico, ovvero (in linguaggio lacaniano) imposto dall’Altro Assoluto: la Legge / il Simbolico in quanto si chiude e espelle, annienta, fagocita il singolo e la sua propria “lingua” nell’indistinto dell’Immaginario collettivo e della conformità, rendendolo margine e scarto.
L’interpretazione e il “legittimo uso” del pensiero di Lacan sono tuttavia ancora oggetto di dispute in ambito psichiatrico e psicanalitico, filosofico, scientifico e socio-politico, quasi fosse il “Nietzsche” della Psicanalisi.
Prof.sa Dafne Mure
0