Negli ultimi anni si registra un calo costante delle iscrizioni al liceo classico, un tempo considerato il pilastro della formazione umanistica italiana. I dati parlano chiaro: sempre meno studenti scelgono il percorso che mette al centro latino, greco e filosofia, preferendo indirizzi percepiti come più “spendibili” nel mondo del lavoro, come gli istituti tecnici o il liceo scientifico.
Le ragioni di questa tendenza sono molteplici. Da un lato pesa la crescente pressione verso competenze immediatamente applicabili, soprattutto in ambito tecnologico e scientifico. Dall’altro, il liceo classico continua a essere percepito come un percorso impegnativo, talvolta distante dalle esigenze contemporanee. Anche le famiglie, sempre più attente agli sbocchi occupazionali, orientano le scelte verso percorsi ritenuti più “sicuri”.
Eppure, parlare di crisi del liceo classico in termini puramente negativi rischia di essere riduttivo. Più che una scomparsa, potrebbe trattarsi di una trasformazione culturale che invita a ripensarne il ruolo.
Cosa offre oggi la scuola (e il liceo classico in particolare)
Nonostante il calo delle iscrizioni, il liceo classico continua a offrire un patrimonio formativo unico. Al centro c’è lo sviluppo del pensiero critico: lo studio delle lingue antiche, ad esempio, non è solo esercizio mnemonico, ma un allenamento alla logica, all’analisi e alla comprensione profonda dei testi.
La scuola, più in generale, non si limita a trasmettere nozioni. Offre strumenti per interpretare la realtà, per costruire un pensiero autonomo e per comprendere la complessità del mondo. Discipline come la filosofia, la letteratura e la storia aiutano a sviluppare consapevolezza culturale e capacità argomentative, competenze sempre più richieste anche nei contesti lavorativi moderni.
Inoltre, il liceo classico forma studenti versatili. Numerose ricerche mostrano che i diplomati in questo indirizzo si adattano con successo a diversi percorsi universitari, anche scientifici, grazie alla solidità del metodo di studio acquisito.
La sfida, quindi, non è decretarne l’obsolescenza, ma valorizzarne i punti di forza, aggiornando al contempo i metodi didattici e rendendolo più dialogante con il presente. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla specializzazione, la capacità di fermarsi a riflettere, interpretare e comprendere può rivelarsi, paradossalmente, la competenza più moderna di tutte.
Rosalia Capalbondel, VC Liceo classico Marco Terenzio Varrone
a.s.2025/2026
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