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Intervista al Vescovo di Rieti, Monsignor Vito Piccinonna

Utente I. I. S. Carlo Jucci

da I. I. S. Carlo Jucci

Personale tecnico

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Vescovo di Rieti dal 21 gennaio 2023, monsignor Vito Piccinonna ci ha accolte a Palazzo Papale, dove abita e lavora.

Arriva dalla Puglia, e ci ha raccontato che il cambiamento non è stato immediato. Venire dal sud, dove vedeva il mare ogni mattina, per arrivare in una diocesi tra le montagne è stato un impatto geografico e umano forte. Il trasferimento ha significato responsabilità nuova e un passaggio sociale, civile ed ecclesiale molto diverso rispetto a quello che viveva prima. Ambientarsi ha richiesto tempo. Lentamente ha preso confidenza con il territorio e continua ad apprezzarlo, riconoscendo il bene presente in questa terra.

Sulle differenze nei festeggiamenti pasquali, il vescovo Piccinonna ha sottolineato come al sud Italia la partecipazione della gente è ancora molto vivace. Le persone partecipano molto alla vita delle comunità parrocchiali, ci sono manifestazioni di devozione popolare e anche i giovani sono presenti. Il primo anno a Rieti non è stato facile vedere il cambiamento. Siamo nell’Italia centrale, dove è passata la secolarizzazione che scende dal nord Europa e dal nord Italia. Qui la partecipazione è minore. Le differenze si capiscono anche per motivi storici. Anche la dimensione dei paesi incide: a Bitonto, dove era parroco, c’erano quasi 60mila abitanti e la partecipazione religiosa era maggiore. Il sud ha ancora un timbro che pian piano dovrà perdere o diminuire, fa parte della storia.

Alla domanda se si sia mai chiesto se la scienza avesse ragione e Dio non esistesse, il vescovo ci ha risposto che attraverso questo dubbio, in fondo siamo passati un po’ tutti. Ha citato papa Giovanni Paolo II: fede e ragione sono le due ali con cui lo spirito umano si innalza verso la verità. Se Dio è creatore e ha dato la ragione, fede e ragione non possono andare in contrapposizione. Riprendendo anche Galileo: la Bibbia non vuol spiegare come è fatto il cielo, ma come si va in cielo. Non è scopo della Scrittura dire come è stato formato l’universo, ma come si arriva in cielo. Quando un giovane si approccia alle materie scientifiche, le certezze ricevute da piccolo possono sembrare scoordinate, ma non sono in contrapposizione. Ci sono scienziati credenti che affermano il peso della scienza senza contrasto con la fede.

In un mondo pieno di guerre, alla domanda su come i giovani possano credere in Dio, monsignor Piccinonna ci ha risposto che il primo problema, in fondo, è come credere nell’uomo. Ha incontrato persone provenienti da paesi in guerra, anche ucraini sul territorio, e ascoltare le loro storie non lascia certo indifferenti.

Il torto più grande oggi è normalizzare la guerra, convivere con essa come se fosse realtà inevitabile. Serve un sussulto di dignità che dica qualcosa di contrario. Dio soffre per ciò che non è secondo il suo desiderio e la guerra non è un suo sogno. A chi dice che la scienza ha riempito tutti i buchi dove prima mettevamo Dio, risponde che non è del tutto vero. La persona umana non smette di chiedersi il perché. Anche se scienza e tecnica fanno progressi, resta un desiderio di verità del cuore. La prova che scienza e tecnica da sole non bastano è che continuiamo a farci domande. Sentiamo il desiderio di un oltre, di un di più. Lo chiamiamo infinito, Dio, felicità, amore. Se la scienza avesse detto quasi tutto dovremmo essere tutti felici, ma non c’è tutta questa felicità in giro.

Offrendoci caffè e cioccolatini, il vescovo Vito ci ha anche raccontato di due suoi incontri con papa Francesco, di cui abbiamo visto le foto incorniciate e appese alla parete.

Uno è avvenuto il 7 dicembre 2023 per l’inaugurazione del presepe in Vaticano, insieme a tanti fedeli della diocesi di Rieti, L’altro il 30 dicembre 2024, in un’udienza personale che conserva come ricordo indimenticabile. Come messaggio ai ragazzi come noi, il vescovo Vito Piccinonna ha voluto lasciare l’augurio di crescere nella consapevolezza e di non demordere in questo momento faticoso. Gli adolescenti vivono ansia e paura. Questo momento storico è particolarmente difficile, serve una carica in più per affrontarlo. Quindi serve trovare buoni amici, non solo coetanei, ma anche riferimenti più grandi: genitori, docenti, allenatori, sacerdoti. Persone che possano aiutare quando da soli non si esce dal groviglio di sentimenti.

Monsignor Piccinonna ci ha augurato buon studio e buon cammino, ricordandoci sempre di coltivare le relazioni, ogni giorno: «Non rimanete da soli».

Noi ringraziamo lui, per la cortesia e il sorriso di questo incontro.

Viola Moronti e Sveva Panitti, 5 B, Liceo Classico Marco Terenzio Varrone

a.s.2025/2026

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