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Perché ha scelto questo mestiere e come è iniziata la sua carriera?
Per me l’Arma era in casa, quindi ho coltivato questa passione sin da bambino. Volevo fare il carabiniere e mi piaceva l’idea di superare il concorso per entrare in Accademia Militare e diventare un Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri per servire il mio Paese. Ho frequentato il liceo scientifico, mi piaceva molto il diritto, lo studio della Costituzione e delle leggI: un percorso che mi ha aiutato molto, perché poi in Accademia mi sono laureato in Giurisprudenza.
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Come riesce a conciliare lavoro e vita privata a causa dei suoi continui spostamenti?
Sono sposato da diciassette anni ed è complesso, però riesco sempre a trovare lo spazio per la famiglia, dando pari importanza al mio servizio a favore della comunità. Do anche molta importanza al sonno e al riposo, che mi permettono di “ricaricare le batterie” e recuperare la lucidità, fondamentale nel mio lavoro.
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Quali sono le principali problematiche della città di Rieti, in tema di sicurezza?
Non ci sono situazioni particolari, poiché Rieti si trova in una condizione secondo me ideale, la maggior parte della popolazione lavora o è composta da persone anziane, spesso soggette a furti o truffe. Uno dei problemi più grandi è la consumazione di sostanze stupefacenti. I “boschetti della droga”, tipici del reatino, sono i punti della città dove gli spacciatori vendono la droga, chiamati così per la vegetazione, sfruttata dai venditori per nascondersi. Un’altra piaga è la guida in stato di ebbrezza, per cui abbiamo aumentato i controlli stradali.
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Quali differenze nota tra Rieti e le città in cui ha lavorato in precedenza?
Ho lavorato in diverse città: Catania, Mazara del Vallo, Conegliano e Roma. Se penso a Catania o Mazara del Vallo, la differenza principale è la mafia. Oltretutto quando lavoravo a Mazara del Vallo mi trovavo proprio nel luogo in cui nel 2023 hanno arrestato Matteo Messina Denaro, che quando ero in servizio lì, dal 2005 al 2008, era ancora latitante. A Rieti non ho trovato fenomeni estorsivi importanti e nemmeno l’usura, tipici delle organizzazioni criminali mafiose; non ho detto che non sono presenti, ma non abbiamo mai ricevuto denunce riguardanti questo ambito. Parlando del Veneto, lì ho trovato un fenomeno molto forte, quello delle esplosioni di bancomat. Qui a Rieti non esiste.
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Si è mai trovato in situazioni più grandi di lei e, se sì, come ha fatto a gestirle?
Un tentato femminicidio. Ero in centrale a Conegliano nel giugno 2013, quando arrivò una telefonata da un signore della provincia di Forlì: ci disse che stava intrattenendo una chat con una donna, quando sentì una gran frastuono e la donna non rispose più ai suoi messaggi. Andammo a controllare, la trovammo per terra in un lago di sangue. Il principale sospettato era l’ex marito, che cercammo senza successo. Dopo diverse ricerche, lo trovammo a casa della madre. A seguito del processo, fu condannato a 12 anni e 8 mesi di reclusione, aveva cercato di uccidere l’ex moglie per questioni economiche, a causa dell’assegno di mantenimento. La donna, a causa dei colpi d’accetta perse molto liquido midollare. Adesso si trova su una sedia a rotelle e non potrà più recuperare l’utilizzo delle gambe.
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Secondo lei qual è l’aspetto più bello del mestiere del carabiniere? E quello negativo?
L’aspetto più bello è quello relazionale. Ogni giorno incontro persone diverse, spesso in situazioni imprevedibili. Non esiste routine: anche in una giornata programmata, un’emergenza può cambiare tutto. Sapere di poter aiutare qualcuno e fare la differenza mi dà grande soddisfazione. Gli aspetti negativi sono i casi irrisolti, i cosiddetti “cold case”. Nonostante l’impegno, a volte non si riesce a trovare una soluzione, per noi è frustrante.
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Oltre al lavoro, coltiva altre passioni?
Sono un grande tifoso del Lecce, una passione nata nel 1985 con la prima promozione in Serie A. Amo molto il cinema, soprattutto i film ben realizzati, come quelli di Sergio Leone. Mi è piaciuto molto “Parasite”, l’ho apprezzato per la profondità, tra i film italiani che ho maggiormente apprezzato spicca “Compagni di scuola” di Carlo Verdone, con Nancy Brilli e un cast di attori italiani di assoluto livello. Mi piace anche leggere, soprattutto saggi di attualità: uno dei miei libri preferiti è “Codice rosso. Come la sanità pubblica è diventata un affare privato” scritto da Milena Gabanelli e Simona Ravizza.
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Quali sono i consigli per chi si trova in una relazione difficile, magari con un partner invadente e possessivo?
Quando una relazione diventa possessiva non è più sana, perché la persona viene vista come un oggetto. In questi casi consiglio di parlarne con genitori o amici fidati. Se la situazione peggiora, è fondamentale rivolgersi alle forze dell’ordine. In presenza di molestie o comportamenti persecutori, è importante denunciare: esistono strumenti come l’ammonimento del questore, che possono intervenire tempestivamente.
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Qual è la sua visione sul dialogo, soprattutto tra le nuove generazioni?
Credo sia fondamentale. La comunicazione è alla base di ogni relazione sana, soprattutto in famiglia, primo luogo di educazione al rispetto. La mancanza di dialogo può generare conflitti e incomprensioni. Per questo è essenziale che i giovani imparino ad ascoltare e confrontarsi: solo così si possono prevenire problemi e costruire rapporti equilibrati.

Giulia Manzara e Alissa Miotti, VA, Liceo Classico Marco Terenzio Varrone.
a.s.2025/2026
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