D.: Da ex studente del liceo classico “Varrone”, quanto ha influito questa esperienza sul suo lavoro da giornalista e, successivamente, sulla carriera politica?
R.: Il liceo classico mi ha aiutato molto: ho imparato a scrivere e ho maturato un’apertura mentale che mi ha predisposto a certi rapporti e attitudini, poi sviluppati nel tempo, anche all’università. Con sacrificio e impegno, ho seguito la mia passione per il giornalismo, in seguito ho interrotto quel percorso per dedicarmi all’attività amministrativa e politica. La formazione ricevuta ha avuto sicuramente un ruolo importante.
D.: Che cosa l’ha spinta, dopo il giornalismo, a intraprendere una carriera politica?
R.: Ho iniziato con la cronaca locale a Cittaducale, poi mi sono specializzato seguendo imprese, economia e politica. Ho trattato anche temi legati ai diritti e, dopo varie esperienze, ho lavorato in uffici stampa, anche in ambito politico. Inoltre ho maturato esperienze nelle amministrazioni (per un periodo in Regione Lazio) e questo mi ha indirizzato verso un percorso amministrativo e politico.
D.: Da sindaco di Cittaducale ed esponente del PD, cosa pensa dell’esito del referendum sulla giustizia?
R.: Mi ha fatto piacere perché ho votato convintamente “No”. Ritenevo la proposta troppo ampia: avrebbe modificato un intero titolo della Costituzione, stravolgendola. Quanto al fatto che in provincia di Rieti (e a Cittaducale) abbia prevalso il “Sì”, credo sia una dinamica che non dipende direttamente dalla politica locale. Le persone hanno valutato il quesito ed espresso la loro opinione. A livello nazionale, il “No” ha vinto e questo ha tracciato la linea.
D.: Si avvicina alla conclusione del secondo mandato: pensa di ricandidarsi? Crede che i cittadini le rinnoveranno la fiducia?
R.: Sì, mi ricandido grazie a una modifica normativa: nei comuni sopra i 5.000 abitanti prima erano possibili due mandati, ora è previsto anche il terzo. Spero di essere rieletto: in dieci anni abbiamo portato avanti un’azione importante e c’è ancora lavoro da completare. Mi piacerebbe concludere ciò che ho iniziato.
D.: Nel 2021 parlò della chiusura della filiale Intesa Sanpaolo e della ricerca di una nuova banca. A distanza di anni è rimasto solo il bancomat: il Comune sta ancora lavorando sul tema?
R.: Non ci siamo “messi l’anima in pace”. All’epoca la chiusura ha creato amarezza e ci siamo attivati subito per cercare un nuovo partner. Con Intesa Sanpaolo siamo riusciti almeno a ottenere il mantenimento di uno sportello polifunzionale, che inizialmente non era previsto. Nel 2023-24 abbiamo provato a portare un nuovo istituto (credito cooperativo di Spello e Roma): abbiamo organizzato un incontro con la popolazione e con la direzione Centro Italia, che voleva capire l’interesse del territorio. Però si sono presentati pochissimi cittadini (circa dieci) e la banca non ha ritenuto conveniente insediarsi, vista la scarsa partecipazione.
D.: Negli ultimi anni si registro un calo delle nascite: cosa sta facendo il Comune?
R.: È uscito di recente un rapporto nazionale sui nati e deceduti; Cittaducale è stata tra i pochi comuni con un saldo leggermente positivo nell’ultimo anno, ma non basta a rassicurarci. In dieci anni la popolazione è diminuita. Il Comune lavora per migliorare la vivibilità e, nei limiti del possibile, attiva agevolazioni (soprattutto per le fasce più deboli). Il problema riguarda lo spopolamento dei centri storici delle aree interne dell’Appennino e il sisma ha aumentato l’insicurezza. Si notano differenze tra frazioni: Santa Rufina, più vicina al capoluogo, cresce come area residenziale, nelle zone più interne, invece, si tende ad andare via. Abbiamo investito anche nelle infrastrutture telematiche per ridurre il digital divide e favorire lavoro da casa e smart working, ma serve altro.
D.: Lei è tifoso della Roma: cosa pensa della situazione della Nazionale e della terza mancata qualificazione al Mondiale?
R.: È una vergogna e una sconfitta per tutti: l’Italia vive di passione e il calcio è centrale. Da romanista soffro più di altri, ma questa situazione ha lasciato tutti delusi. Aspetto Mondiali e Olimpiadi; quest’anno mi sono “consolato” con le Olimpiadi invernali, ma temo dovrò accontentarmi delle estive.
D.: Cosa farebbe per risollevare la Nazionale?
R.: Pur non essendo il mio settore, credo serva limitare l’utilizzo degli stranieri in campo (non per razzismo), perché si è perso il ruolo dei vivai che in passato ha reso forte la Nazionale. Sono progetti di lungo periodo: se non investi oggi, tra vent’anni paghi le conseguenze. Inoltre, bisognerebbe riportare il calcio alla vera passione, perché anche ai livelli più bassi è diventato soprattutto di interesse economico: occorre ridare spazio a chi gioca per amore dello sport e vedere cosa si riesce a costruire.
Samuel Attorre, VB, Liceo M. T. Varrone
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