“…..solo il tuo nome mi è nemico: tu, sei tu, anche se non fossi uno dei Montecchi.
Che cosa vuol dire Montecchi? Ne mano, non piede, ne braccio, ne viso nulla di ciò che forma un corpo. Prendi un altro nome! Quella che noi chiamiamo rosa, anche con un altro nome avrebbe il suo profumo. Rinuncia al tuo nome, Romeo, e per il nome, che non è parte di te, prendi me stessa….”. Mi sembra quasi di immaginarla: gli occhi sognanti, la voce che suona con dolcezza e desiderio, il viso che s’illumina al sol pensiero di lui, il cuore che batte forte come non mai, ma, allo stesso tempo, una vena di disperazione tuona assordante in quelle parole che la bella e innamorata Giulietta ha confidato a se stessa. È come se mi identificassi in lei: in quel momento tutte le emozioni, i dolori e le gioie che prova, si riflettono in me. L’afflizione che colpisce la giovane Capuleti dopo aver visto il corpo esanime dell’amato, pugnala anche le parti più remote dei miei pensieri…… l’arte dell’immedesimazione, è una qualità che ho
sempre posseduto e contribuisce, insieme alla mia sensibilità, a farmi capire perfettamente l’animo del personaggio in cui mi devo calare. Modestia a parte, ammetto che sin da piccola adoravo stare al centro dell’attenzione e confesso che ho sempre voluto far parte di un gruppo dove sarei potuta essere notata da tutti. La passione che provo per il teatro è cresciuta mano mano, ma posso dire che forse la scintilla che ha acceso questa fiamma è stata scaturita dall’amore per i film. Infatti è proprio grazie al cinema inglese che ho scoperto il sublime mondo di Shakespeare, il
quale ha fatto nascere in me una grande curiosità di conoscere l’animo umano e la voglia di analizzare tutti i sentimenti che il nostro spirito è in grado di provare.
Quando recito è come se mi trasfigurassi, è come se tutto attorno a me non esistesse più: siamo solo io e il personaggio che interpreto, quasi in simbiosi l’uno con l’altro.
È come se di quel ruolo che impersono ne fosse rimasto solo il fantasma, spettro che si impossessa del mio corpo per rivivere ciò che ha vissuto, io insomma sono come un cavo di comunicazione che connette il personaggio al pubblico. In conclusione, per me il teatro è tutto ciò che riguarda l’emotività della nostra anima, ed un attore non è altro che uno studioso avido di conoscere le espressioni dell’essere umano.
Ludovica De Angelis, IV C Liceo Classico
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