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Il Teatro (per me); Chiara Pitoni, IA

Il Teatro (per me); Chiara Pitoni, IA Liceo Classico

Utente I. I. S. Carlo Jucci

da I. I. S. Carlo Jucci

Personale tecnico

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La prima volta che ho messo piede su un palco l’ho odiato con tutta me stessa. Dal legno scricchiolante sotto di me, alle luci sparate e il sudore imperlato sulla fronte ho detestato ogni singola cosa. All’inizio il teatro era un obbligo, qualcosa che ho ripudiato fin da subito, ma con il passare del tempo è diventato il mio respiro, una boccata d’aria fresca dopo che sei stato troppo tempo sott’acqua.
Ho iniziato a recitare quando ero una bambina, all’incirca a nove o dieci anni, anche se, come dice Pirandello, portiamo sempre delle maschere e il mondo è il nostro palcoscenico. Ho incominciato controvoglia, su consiglio di ragazze che avevano già provato quell’esperienza. Il primo contatto che ho avuto con il teatro è stato alla residenza del Centro Jobel: ricordo quando andavo a riprendere le mie amiche, aspettandole in piedi sul ciottolato, vicino a un campo da calcio che, con il passare degli anni, è diventato fin troppo familiare. Tornavano con le valigie in mano, un sorriso a trentadue denti sul volto e con le lacrime agli occhi. Lacrime tristi, perché non se ne volevano più andare da lì. Così ho cominciato anch’io a sperimentare quel mondo. Sono bastati cinque giorni. Cinque giorni in mezzo alla foresta, circondata da altri ragazzi, con un pezzo da dover preparare ogni sera e subito mi ero già innamorata del
teatro. Quando quei giorni sono finiti, mi sono ritrovata anch’io con le lacrime agli occhi. Da bambina la recitazione era un hobby, un gioco che mi piaceva più di quanto potessi ammettere.
Da adolescente è diventata una via di fuga. Mi sono resa conto di quanto per me fosse importante quando ho capito che era un’àncora che mi teneva legata a questa vita. Gli anni dell’adolescenza, a detta di tutti, sono i migliori. Per me sono stati, e sono ancora, i peggiori. Non avevo mai capito quanto per me il teatro fosse importante fino a quando non mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi e pensieri troppo pesanti che mi passavano per la testa. Quando tutto il mondo sembrava crollarmi addosso, quando la vita sembrava troppo dura per essere vissuta con leggerezza, quando annegavo nel mio stesso dolore, solo il teatro mi ha permesso di tornare a respirare. Perché non appena salivo su quel palco, non ero più la ragazzina persa che piangeva di notte, ero mille personaggi diversi, tutto e niente allo stesso tempo. Ero un albero, il cattivo, il contadino, l’altolocata, un’astronauta, il folletto, una schiava… Ero diversa. Non avevo bisogno di una maschera per nascondere il mio dolore, perché potevo usare il dolore a mio vantaggio sul palco. Potevo essere in pena o felice e nessuno avrebbe potuto pensare che lo fossi davvero.
Ero solo un personaggio. Una parte scritturata.
Il teatro, vissuto come attrice, ma anche come spettatrice, è rivelatore. Ti denuda di tutte le tue sicurezze per lasciare solo quello che sei davvero. È un pugno in faccia, è sangue, lacrime e sudore, è ansia, felicità e rabbia, è tutto e al contempo niente. Potresti avere il palco della Scala di Milano o anche un pezzo di terra delimitato da una corda e quello sarebbe comunque il tuo spazio scenico. Appena entri lì dentro non sei più tu e tutti i problemi che ti porti addosso spariscono come neve al sole. Gli attori, lì sopra, cambiano personalità e modellano sé stessi per diventare qualcos’altro. Gli spettatori, lì sotto, sono spinti a fare delle riflessioni.
Il teatro non è solo una forma di intrattenimento.
Alle persone che mi chiedono perché preferisco il teatro al cinema rispondo che il cinema è industria e il teatro è pura arte. La recitazione esiste fin dai tempi dell’antica Grecia, è stata portata in tutto il mondo ed è diventata la più alta forma di comunicazione.
A teatro ridiamo, piangiamo, riflettiamo, urliamo e, soprattutto, siamo liberi. Perché non appena varchi quella soglia, sei solo attore o spettatore.
È il teatro che ti prepara alla vita.

Chiara Pitoni, IA Liceo Classico 2024/2025

 

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