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IL PROCESSO DELL’ASSURDO E IL PROCESSO DEL λόγος

14 ottobre 2022, Rassegna letteraria "Giallo al Centro" promossa da associazione MACONDO APS. Incontro con l’avvocato Carlo Giacobbi su "Il processo" di F.Kafka

Utente I. I. S. Carlo Jucci

da I. I. S. Carlo Jucci

Personale tecnico

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L’Assurdo ma soprattutto l’Incompiuto sono parole chiave dell’opera che mi hanno rimandato alla copertina: si vede un volto, sì, un volto indefinito, un abbozzo di volto.

È così il riassunto perfetto non è stato scritto a parole e questa ‘S-figura’ dice tutto, anche senza titolo: il volto, metonimia per la persona e per l’animo, si perde completamente quando, come Joseph K. si va a processo senza evidente capo d’accusa o accusatore, un processo irrazionale per svolgimento ed ambientazione, il ‘Processo dell’Assurdo’.

Per cui il Signor K. cui dice che ‘il procedimento infatti è generalmente segreto non solo per il pubblico ma anche per l’imputato, beninteso fin dove sia possibile, ma è possibile in larga misura’ e che: ‘appena ebbi modo di frequentare a mia volta il tribunale ne approfittavo, ho assistito a innumerevoli processi nelle loro fasi più importanti e li ho seguiti, fin dove erano visibili, e (devo ammettere) non ho mai trovato un’assoluzione vera. […] Le sentenze finali non vengono pubblicate, non le possono vedere neanche i giudici […]. Certo che queste contengono nella maggior parte assoluzioni vere, ci si può credere, ma non si può dimostrare’.

Infine muore, assassinato, venendo risparmiata così ogni sorta di assoluzione.

È comunque fondamentale osservare come il contesto, la ‘Situazione’ Kierkegaardiana, di sviluppo del romanzo rifletta perfettamente le sue caratteristiche: pubblicato postumo nel 1925 ma scritto tra il 1914 e il 1915, questo si configura come un ritratto dell’anima sociale di quel periodo storico, in cui l’identità è frammentata, i valori e le credenze non sono più solidi come monoliti, il punto di vista è relativo e le prospettive molteplici. L’insicurezza e la stranezza, che magistralmente si specchiano tra le righe di Kafka, sono del tutto normali in un momento simile, con La Grande Guerra che incombe e una ancor peggiore che non tarderà ad arrivare.

A sostegno del binomio ‘arte-contesto’ voglio presentare come altro esempio, andando indietro nel tempo, il processo che Oreste subisce per l’uccisione di sua madre Clitemnestra, raccontato nelle ‘Eumenidi’ dal tragediografo Eschilo, nel V secolo a.C., ma sviluppato in tutta la saga chiamata Orestea, dal nome del protagonista.

La vicenda è esposta con precisione millimetrica: nonostante si tratti di un’opera lirica il processo di Oreste è perfettamente costruito. Egli è l’imputato di un determinato capo d’accusa, il matricidio, il tribunale è appositamente istituito dalla dea Atena, giudice della contesa; l’accusa è formata dalle Erinni, tetre divinità pre-olimpiche, mentre l’avvocato della difesa è il dio Apollo. La sentenza prevede l’assoluzione di Oreste. Al processo partecipa il popolo dell’Attica, coinvolto con evidente scopo paideutico da Pallade.

I passi sono tratti dall’Orestea di Eschilo, con testo originale e tradotto a fronte.

Il ‘Processo del λόγος’ è, dunque, decisamente in pendant con il κόσμος greco, vocabolo che riassume una visione ordinata e totalizzante della realtà, che diventa una e perfetta, l’opposto di quella kafkiana: i greci del tempo avevano questa visione del mondo e dell’agire umano e perciò è una presenza inesauribile nella loro sublime produzione.

In conclusione, perché Kafka ci lascia quest’opera incompiuta? La ragione si riduce semplicemente a un fatto di contesto, all’impossibilità di scrivere poiché morto, oppure perché, in fin dei conti, siamo noi a dover dare forma, interiormente, al processo della nostra esistenza?”

Tommaso Magi, 3A
Liceo Classico a.s. 2022/2023

 

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