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24 febbraio 2025- III anniversario dallo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina

24 febbraio 2025- III anniversario dallo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina

Utente I. I. S. Carlo Jucci

da I. I. S. Carlo Jucci

Personale tecnico

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Il 24 febbraio 2025 ricade il terzo anniversario dallo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, che ha coinvolto finora (in modo diretto e indiretto) gran parte del mondo. Gli Stati Uniti in particolare, sotto l’amministrazione Biden, hanno assunto un ruolo fondamentale in difesa dell’Ucraina. Ma la nuova amministrazione repubblicana sembra convinta a cambiare le carte in tavola.
Prima delle elezioni presidenziali che hanno portato alla vittoria di Trump, gli USA hanno adottato una politica di assistenza all’Ucraina; infatti, solo il 30 dicembre 2024 sono stati stanziati 2,5 miliardi di dollari in sostegno al suo esercito.
Già nel 2014, dopo l’occupazione russa della Crimea, era stato sottoscritto l’Ukraine Freedom Support Act, anche noto come UFSA, un’iniziativa del governo Obama per lo stanziamento di fondi alle forze armate ucraine. Oltre al contributo economico, gli Stati Uniti si sono impegnati, nello stesso anno, ad inviare un supporto addestrativo militare alle truppe di Kiev. Nel 2024, ultimo anno della sua amministrazione, Biden ha usufruito del Presidential Drawdown Authority, uno strumento che permette di rifornire un paese in guerra con armi appartenenti al dipartimento della difesa americano; sono inoltre stati accordati durante il G7 del 6 giugno 2024, in Italia, i cosiddetti “Accordi Decennali”, con cui i firmatari si impegnano ad offrire supporto all’Ucraina per il prossimo decennio. Poco prima dell’insediamento di Trump, Biden ha concesso a Kiev l’utilizzo di mine antiuomo e di missili americani a lungo raggio sul territorio russo, mentre il 30 dicembre del 2024 sono stati stanziati 2,5 miliardi di dollari in sostegno all’esercito ucraino. Sono questi gli ultimi
concreti aiuti che l’Ucraina ha ricevuto dagli USA.
Il Presidente neoeletto Donald Trump, al potere dal 20 gennaio 2025 ha espresso aspre critiche alla politica estera adottata finora. Anche durante la campagna elettorale Trump ha promesso una riapertura al dialogo con la Russia, nel tentativo di trovare un accordo di pace nel minor tempo possibile. Ora la vittoria dell’Ucraina non è più una priorità assoluta, e Trump ha più volte rivendicato la restituzione dei prestiti (circa 300 miliardi di dollari) che il governo ha offerto a Kiev durante la guerra; per sanare il pesante debito, il presidente americano ha proposto l’acquisizione di alcuni diritti economici sulle cosiddette “terre rare”, delle aree sotto il controllo ucraino che contengono minerali, petrolio e risorse preziose, che ripagherebbero in tal modo gli sforzi degli USA. I canali diplomatici tra Russia e Stati Uniti sono già ora riaperti. Secondo l’agenzia di stampa
britannica Reuters, nei recenti giorni hanno avuto luogo, in Svizzera, incontri segreti tra alcuni rappresentanti informali delle due parti. Il presidente ucraino Zelensky è per il momento tagliato fuori dalle trattative (lo stesso Trump afferma che la sua inclusione “non è necessaria”), e per questo la Russia sembra sicura nel dichiarare che i territori occupati e annessi in Crimea e nel Donbass non potranno essere materia di negoziazione. In questo contesto, ancora in piena evoluzione, Trump ha saputo delineare una linea chiara; rimediare alle ingenti spese che gli Stati Uniti hanno affrontato per il supporto all’Ucraina, e mantenere la promessa fatta ai suoi elettori e ai cittadini americani: portare la pace, ad ogni costo.

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